mercoledì 1 ottobre 2008

Si può parlare male di Garibaldi (o della madonna)??

di Gianni Marchetto – 8 Giugno 2008


· Siccome non sono per niente d’accordo con le interpretazioni della sinistra (in generale) sul fenomeno degli immigrati e sui problemi della sicurezza-insicurezza che ne conseguono, voglio dire la mia anche se in maniera provocatoria. È vero ciò che oggi imperversa è una buona dose di “cattivismo” che attraversa tutte le classi e i ceti sociali del nostro paese. Ma non è certo con il “buonismo” che la sinistra se la può cavare.

· Intanto va detto che da circa 10 anni vivo insieme ad una ragazza nera, di 38 anni, proveniente da Benin City (Nigeria), e che insieme abbiamo deciso 5 anni fa di far venire in Italia i suoi 2 gemelli con il “ricongiungimento familiare”, li abbiamo mandati alle scuole professionali. Adesso hanno 21 anni, lavorano e sono ben inseriti. L’anno scorso abbiamo fatto i documenti per far venire (sempre da Benin City) una sua cugina di 24 anni per fare la badante a mia madre di 86 anni: stiamo aspettando.
· La comunità nera di Torino per maggior parte proviene da Benin City. È una delle città più antiche del sud della Nigeria. La maggior parte delle ragazze sono state adescate (come la mia compagna) per fare le prostitute nel nostro paese. Il fenomeno è risaputo come una gigantesca “pipeline” che frutta un mare di quattrini per i padroni di questa gigantesca tratta. Il sottoscritto a suo tempo, aiutato da un cugino della mia compagna, ha riscattato la ragazza e l’ha tolta dalla strada. Attraverso la Caritas di Torino ho potuto conoscere da vicino una parte di questa comunità di neri (e anche di altre nazionalità) che abitano a Torino.
· E adesso vale una mia confessione personale: ho 66 anni e nella pancia sono un maschilista e sempre nella pancia sono un razzista, perché sono un vecchio, bianco, eccetera. Penso che invece, nella testa, di aver intrapreso un viaggio (da molti anni) che forse mi ha affrancato di queste mie tare. Non del tutto e non per sempre. Comunque non sono certo io ad affermare che non sono un maschilista (caso mai saranno le donne che mi conoscono) e che non sono un razzista (anche qui caso mai saranno gli stranieri che mi conoscono) a validare tutto ciò. Ciò che in parte mi consola è il vecchio detto che dice: chi ha consapevolezza di sé, è già a metà dell’opera.

· Ma forse che gli stranieri sono meno maschilisti e meno razzisti del sottoscritto? Tra i neri che conosco vige il maschilismo. Le ragazze nere che conosco della nostra cultura apprezzano invece la parità tra l’uomo e la donna (e io dico loro che è si una conquista delle donne, ma non del tutto generalizzata). I neri che conosco pensano che i marocchini siano tutti dei “rubato” (sta per ladri) e oltre tutto vengono visti come “brutti, sporchi e cattivi”. Con il fenomeno abbastanza diffuso nella comunità dei ragazzi nigeriani, che a fronte del fatto che si tratta in genere di ragazzi provvisti di una buona scolarità e intraprendenza la quale non viene minimamente riconosciuta nel nostro mercato del lavoro (così come non viene riconosciuta neanche agli italiani!) e quindi le offerte di lavoro sono squallide e misere. Dove trovano rifugio questi ragazzi (almeno per una minima parte): nel fidanzarsi con una serie di ragazze e vivere alle loro spalle.

· Nelle comunità di stranieri provenienti dall’est c’è un razzismo diffuso nei confronti dei “negri” e dei marocchini e una sostanziale diffidenza per le idee della sinistra, motivata comprensibilmente dalla loro esperienza-provenienza.

· Nella comunità dei marocchini il maschilismo la fa da padrone con un sostanziale razzismo nei confronti dei neri considerati una razza inferiore. Tutto ciò dovuto alla secolare esperienza di razziatori per conto dei bianchi nei villaggi dei neri, all’epoca della tratta dei neri per le americhe.

· Dei Rom, dei Sinti e di tutti coloro i quali vengono indicati come “zingari” so solo la mia personale diffidenza nei loro confronti. E non riesco mai a vedere (salvo che per gli abiti) quale sia la loro cultura. Sarà perché li vedo sempre affannati nei supermercati alla caccia di cose inutili.

· Dei cinesi non so. So solo che hanno il “baco” del lavoro nella testa, nella pancia, forse persino nel loro DNA!

· E non voglio continuare per tutte le etnie presenti nel nostro paese, perché sarebbe troppo lungo e magari con il rischio di continuare a dire delle castronerie.

· Mi pare che valga un po’ per tutti un sostanziale atteggiamento un po’ manicheo, che porta a dividere il mondo e le persone in buone e cattive, in bianco e in nero. In pratica una scarsa attitudine alla “dialettica”. È questo un fenomeno presente, nell’attuale momento storico, anche tra fasce crescenti di popolazione italiana.

· Mi si dirà: scopri l’acqua calda. Sono fenomeni antichi quanto il mondo. È vero, e basta andare a rileggersi le cronache americane (assieme a quello più antico dell’impero romano, il più grande esperimento di società multietnica che si conosca, e mai risolto del tutto!) che narrano dei giudizi dei bianchi locali (dei WASP) nei confronti degli italiani. O dei giudizi degli italiani nei confronti dei neri e viceversa.

· Il problema del fenomeno della sicurezza-insicurezza a mio avviso ha a che fare con il fatto che nell’attuale momento storico l’incontro di diverse etnie, diverse colture, religioni, ecc. si viene a trovare con un combinato disposto fatto di una situazione di crisi economica da una parte che ovviamente non offre a queste persone tutto ciò per il quale loro sono venute speranzose di trovare nel nostro paese e dall’altra da un confronto tra una società di “vecchi” (la nostra) ed una moltitudine di giovani (gli stranieri). Se la crisi che si annuncia all’orizzonte si farà più seria io temo che ne vedremo di brutte, a partire dagli effetti che avrà sull’anello più debole rappresentato dalla presenza degli stranieri. Pensiamo ad una contrazione dei redditi (da inflazione, ecc..) e la possibilità per decine di migliaia di famiglie di mantenersi (anche in nero) la badante. Ovvero la contrazione produttiva derivante dall’aumento dei costi (vedi il petrolio e le materie prime, ecc.), dove taglieranno per primo le aziende che andranno in crisi? Sulla manodopera straniera! Sul fenomeno della prostituzione si vede già adesso la follia e la stupidità quando non il becero tornaconto elettorale dell’attuale compagine governativa.

· A Torino ben il 41% della popolazione vive in un nucleo familiare da solo. Nel 1978 la % era del 29,8% (dati nel Quartiere San Donato). Siamo quindi ad un aumento di oltre l'11%. Chi ci sta in quel 41%: penso io, una fetta di stranieri, ovviamente, che specie per i primi anni arrivano qui da soli e sufficientemente giovani e si insediano dove altri come loro sono già insediati.

· Ma la stragrande maggioranza si tratta di anziani, specie donne (in quanto campano più a lungo). Come ben si sa l'anziano è un individuo molto stanziale, se ha una casa se la tiene, non va all'avventura, non si sposta facilmente da una zona all'altra.

· E a Torino se uno è solo, lo è come un cane. La sua vita è scandita da una desolante solitudine (problema per il quale è sempre indicato tra i primi in ogni ricerca), in qualche caso mitigata dalle visite di qualche parente, da rapporti più o meno buoni con il vicinato, ecc. Quindi siamo di fronte ad una società (la nostra), fatta essenzialmente di anziani che incontra dei giovani (di altra provenienza, cultura, religione, costumi, ecc.) e ne ha paura... La scienza (medica e la psicologia) ci spiega che a 75 anni gli individui diventano "fragili": non hanno più le “attrezzature” per affrontare il nuovo, nuovo che appunto crea timore, fa paura.. e io penso che la “fragilità” psicologica abbia un’età molto inferiore ai 75 anni. Se poi ci aggiungi che nella solitudine questi individui (anziani) si sorbiscono 4 ore di attuale TV, la frittata è fatta...

· Queste mie annotazioni possono spiegare in parte il divario che esiste tra i dati sulla criminalità, in calo, che ci dicono che l'Italia tra i paesi d'Europa è quella più tranquilla e la "percezione del rischio" che invece va alle stelle. Una delle risposte può forse ritrovarsi in queste mie considerazioni.

· Non capisco come si fa a mettere nel calderone della sicurezza-insicurezza il fenomeno della prostituzione, quasi che le vittime (molte volte queste sì sacrificali) che sono queste povere ragazze che esercitano in stato di schiavitù o quasi, siano loro un pericolo, mentre non si parla quasi mai di coloro i quali hanno nelle mani la “pipeline” dello sfruttamento e dei relativi guadagni astronomici che ne ricavano.

· Così come una volta tentato di leggere il comportamento degli anziani, mi permetto di analizzare anche il comportamento "medio" di uno straniero. La maggioranza di questi ragazzi e ragazze che arrivano dall'Africa (e anche da altre parti) a contatto con la nostra società (e di ciò che a loro appare più evidente) sviluppano nei loro comportamenti l'obiettivo di "farsi i soldi in fretta", e specie tra quelli che "intraprendono" (coloro i quali si mettono in proprio) cresce un atteggiamento di sostanziale fastidio per il rispetto delle "regole del gioco" che lo stato sociale impone a tutti compreso loro. Somigliando in questa maniera come due gocce d'acqua ai nostri leghisti e berluscones!

· Ovviamente non è per tutti così, perché se no non si spiegherebbero le adesioni molto numerose alle organizzazioni sindacali, ma appunto anche questa adesione è un processo, che ha bisogno di attraversare una non breve esperienza a carattere individuale, in qualche caso collettiva.

· Nella mia esperienza di formatore sindacale per centinaia e centinaia di Delegati sindacali (italiani) specie negli anni '90 mi ero accorto che specie tra i più giovani niente si sapeva sulla natura dello stato sociale in Italia. Lo stato sociale come veniva conosciuto dai più: attraverso le zampate che ogni governo che si succedeva all'altro esercitava nei confronti delle conquiste fatte. Domanda, se i nostri indigeni non sanno nulla dello stato sociale del loro paese, come si può pensare che ciò sia conosciuto da un arabo, da un sub-sahariano, da uno che viene dai paesi dell'est, o dalla Cina??

· Questa questione pone un lavoro (immane) da fare per le amministrazioni locali e per altri enti (penso alle scuole) che oltre a fornire gli strumenti linguistici dovrebbero fornire anche allo straniero (e anche agli italiani!) i primi rudimenti di conoscenza dello stato sociale nel nostro paese. Ed è un compito che dovrebbe vedere impegnati gli Enti Locali più di quanto non lo siano già. Es.: monitorare tutte le varie associazioni presenti sul territorio per favorire la “germinazione” di pratiche solidaristiche, di mutuo-aiuto, di mutuo soccorso, ecc. In un periodo di “matio” (impazzimento generale) che può vedere persino le classi popolari darsi a pratiche di esclusione, di xenofobia, di razzismo, ecc. Un lavoro lungo, ma necessario per le forze di sinistra. Domanda: in quanti comuni vi è una delega assessorile a queste questioni?

· Perché comunque a me interessano gli stranieri? Mi interessano perché sono e saranno loro il moderno proletariato, e quindi mi interessano in quanto lavoratori a prescindere dalla loro provenienza, colore, religione, eccetera.

· Per ultimo, nella mia non più breve esperienza di militante sindacale ho avuto occasione di prendere a calci nel sedere molte volte i "crumiri" sia in fabbrica che fuori, convinto come ero che questa fosse una utile "pedagogia sociale" da esercitare nei confronti di questi miei compagni di lavoro che secondo me sbagliavano. Ora a prescindere o meno da questa particolare "pedagogia sociale" (ad oggi molto discutibile), è mai possibile il "buonismo o il paternalismo" che caratterizza il comportamento della sinistra del nostro paese nei confronti del diverso e del più sfortunato tra noi? Io credo invece che bisogna avere un sano atteggiamento laico nei confronti delle persone per prenderle sul serio, e non insistere oltre nelle pratiche, tutte cattoliche, di paternalismo nei confronti queste persone.

· A pensare alla mia esperienza, quando è che è iniziato il viaggio (lungo e faticoso) verso la mia emancipazione, verso la tolleranza, verso la solidarietà? È cominciato con l’incontro tra la mia esperienza di operaio e la “scienza”, rappresentata dalla cultura della sinistra (e dal confronto con la cultura cattolica democratica del nostro paese) che ho trovato nei sindacati e nei partiti della sinistra.

· A me pare che si tratti di un percorso, di un viaggio da rifare assieme a queste persone che vengono nel nostro paese per scoprire assieme il valore dei diritti individuali e collettivi che chiamano in causa i doveri, tra i primi quelli della solidarietà e della propria emancipazione individuale. In pratica una scuola, particolare, dove accanto a “imparare a scrivere, leggere e far di conto” occorre imparare anche a fare la lotta di classe, qui ed ora.

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