mercoledì 1 ottobre 2008

Io la penso così

di Gianni Marchetto – Lunedì 30 Giugno 2008


PREMESSA

Ho 66 anni e mi sono iscritto al PCI nel lontano 1966 alla FIAT Ausiliarie di Grugliasco (oggi COMAU). Non mi andava tanto stare alla FIAT. I miei compagni di lavoro, specie i più giovani, erano tutti dei crumiri. Io facevo sciopero con quei pochi compagni di Commissione Interna della FIOM. Per cui avevo maturato una profonda disistima nei confronti dei miei compagni di lavoro.
Ed ero diventato un po’ (tanto) settario. Specie la UILM e il SIDA erano del tutto venduti al padrone.
Ho cambiato idea sui miei compagni di lavoro allo sciopero sulle pensioni dei primi mesi del ’68.
Sentivo della proposta della FIOM di passare dalle Commissioni Interne ai Delegati (eletti su scheda bianca tra tutti i lavoratori del Gruppo Omogeneo). La cosa aveva certamente un suo fascino, però pensavo: “ma chi eleggeranno quella banda di crumiri che conosco: un crumiro”. Al che mi venivano dei dubbi.
Fatto stà che le lotte di li a poco tempo dopo esplosero in maniera del tutto imprevedibile. I lavoratori presero coraggio e su indicazione di FIM, FIOM e UILM elessero i primi 200 Delegati alle linee di montaggio della Mirafiori a metà del 1968. Un anno dopo la FIAT fu costretta a riconoscere 56 di questi Delegati: 14 per ogni sindacato presente in FIAT. FIM, FIOM, UILM, SIDA. Quasi tutti i Gruppi extraparlamentari bocciarono quell’accordo perché da una parte (vedi Lotta Continua) dicevano “siamo tutti Delegati”, dall’altra perché una parte dei gruppi non volevano stare con i sindacati “venduti” (la UILM e il SIDA).
Nell’arco di pochi anni la FIOM (e il PCI) diventarono le organizzazioni di massa tra i lavoratori.
Tra i comunisti c’era allora un dibattito anche aspro: da una parte i comunisti della Camera del Lavoro di Torino (Garavini, Pugno, Pace, ecc.) che erano sparati per il “superamento delle Commissioni Interne”. All’interno del partito Torinese salvo l’allora segretario Minucci c’era un’ala piuttosto robusta che predicava invece a favore delle C.I. (evidentemente con un diverso ruolo e molto più numerose).

Prima lezione: i comunisti nel sindacato

Meno male che vinse la proposta dei comunisti della Camera del Lavoro. Perché è vero che era una scommessa, ma si fondava sulla fiducia sui lavoratori. Era un tentativo (in gran parte riuscito) di portare a sintesi i lavoratori più radicali con i più moderati. Da una parte, e dall’altra era il riconoscimento che la CGIL dava alla presenza in fabbrica delle altre organizzazioni sindacali, dalle quali negli anni precedenti non sempre aveva avuto solidarietà e comprensione (salvo la posizione della FIM negli ultimi 10 anni).
Quindi ne viene che a differenza di esperienze di altri paesi come la Francia, il tutto non si è bruciato in un “maggio” ma è durato per oltre un decennio. È vero che il motore furono quei giovani lavoratori, ma senza la FIOM (e i comunisti) non ci sarebbe stata la FLM e il processo unitario. La FIOM (e i comunisti) furono l’elemento di mediazione tra la FIM che rappresentava i lavoratori più radicali e la UILM che era sempre lì a ricordarci la massa imponente di lavoratori moderati quando non corporativi.
Domanda: non sarebbe il caso di ripristinare la figura del Delegato eletto su scheda bianca come rappresentanza dei lavoratori: per “metterli nelle grane” unica ricetta per garantire la partecipazione dei lavoratori e per non prenderci una delega a cui non sappiamo mai come dare risposta.

Seconda lezione: i comunisti negli enti locali

Era di quegli anni il tentativo (poi fallito) di unificazione socialdemocratica (tra il PSI di Nenni e il PSDI di Saragat) in funzione di un centrosinistra che tra i suoi obiettivi aveva quello di emarginare la grande forza rappresentata dai comunisti nel sindacato e negli Enti Locali. Il tutto creava grosse tensioni in CGIL (visto la tentazione di andare alle costruzione del sindacato socialista) e in tutte le amministrazioni governate dalla sinistra dove se non davi posti superiori alla rappresentanza del PSI, questi da un giorno all’altro li potevi vedere alleati alla DC.
Va certamente a merito dei compagni socialisti della CGIL aver tenuto botta. Ma anche qui occorre riconoscere un vero talento tattico e strategico dei comunisti a livello locale. Ricordo come fosse ieri la modalità di quasi tutte le amministrazioni governate dai socialcomunisti: ogni anno presentavano i bilanci dei comuni governati “sempre in rosso”. Elencando ovviamente i motivi: investimenti e forme di solidarietà per i cittadini più bisognosi.
È attraverso questa pratica che le “giunte rosse” civilizzarono l’Italia. Basta vedere cosa erano l’Emilia Romagna, la Toscana, l’Umbria e via via fino alla lunga stagione delle “giunte rosse” di tutti gli anni ’70. Intanto che la DC sfasciava e indebitava l’Italia. Basta vedere le delegazioni che venivano da tutto il mondo (e anche dagli USA) a vedere come erano amministrate le “giunte rosse”.
Oggi mi pare che gli amministratori della sinistra (sia radicale che riformista) siano diventati tutti “rigoristi”, dei moderni Quintino Sella: il pareggio di bilancio è l’alfa e l’omega di questi “moderni” amministratori. Nei fatti diventando (può darsi inconsapevolmente) dei gabellieri ieri di Prodi, oggi di Berlusconi e sempre di quella banda di malfattori che sono i Commissari dell’Unione Europea, liberisti a parole e statalisti con i nostri soldi.
Domande: 1° a quando un movimento di “sindaci disobbedienti”? - 2° quand'è che nelle amministrazioni di sinistra i sindaci promuoveranno degli “Spacci Comunali” per favorire il fare la spesa per tutte quelle persone che non tirano il mese? – 3° a quando la costruzione a livello comunale dei “Tabelloni Comunali di Rischio” per permettere ai sindaci una volta l'anno di mettere attorno ad un tavolo le parti sociali (datori di lavoro e sindacati) per proporre loro una diminuzione dei rischi da lavoro nelle aziende del territorio comunale?

Conclusione

È tempo di congressi in tutte le forze di sinistra. È bene riflettere su una storia che ha avuto anche dei suoi meriti.
Una storia che è stata, con alti e bassi, unitaria. Che ha sempre privilegiato la sintesi tra diverse opinioni che si manifestavano tra i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali e politiche.
Pensiamoci!

Nessun commento: