mercoledì 1 ottobre 2008

Osservazioni sul Welfare di Venaria

A partire dalla lettura del Piano di Zona del CISSA di Pianezza del triennio 2006/2008

· Osservazioni;
· Proposte;

Appunti a cura di Gianni Marchetto dell’Associazione Esperienza & Mappe Grezze

Premessa

Queste note sono delle semplici osservazioni e prime proposte a carattere del tutto personale dopo aver esplorato il Piano del CISSA di Pianezza . Spero che servano allo scopo per cui sono fatte e sarei contento di ricevere delle opinioni altre.


Il Piano del CISSA di Pianezza

1. Il Piano riguarda evidentemente i 6 Comuni del CISSA di Pianezza: Druento; Givoletto, La Cassa, Pianezza, San Gillio, Venaria - (Alpignano e Valdellatorre non sono presenti in questo piano).
2. È evidente che a noi interesserà estrapolare da questo piano tutti i dati e le informazioni riguardanti Venaria.

Dal Piano: “si è deciso di suddividere l’analisi attraverso l’individuazione di 4 aree tematiche e dei relativi “tavoli tematici,” specifiche riguardanti i bisogni e le risorse esistenti sul territorio in relazione a:

· ANZIANI
· ADULTI
· DISABILI
· MINORI GIOVANI


Il percorso di lavoro dei 4 tavoli tematici si è strutturato in una serie di incontri, per ciascun tavolo individuato, al fine di procedere:

· Alla conoscenza reciproca;
· Alla costruzione di un linguaggio comune;
· All’analisi dei bisogni emergenti;
· Alla messa in rete delle conoscenze su quanto già attivo sul territorio;
· All’analisi della percentuale di soddisfazione dei bisogni garantita da quanto già attivo sul territorio;
· Alla programmazione di azioni sinergiche intercomunali;
· Alla definizione delle strategie future;
· All’individuazione delle priorità di intervento;
· All’individuazione della realtà che si sarebbero rese disponibili nell’ambito delle azioni necessarie che si sarebbero individuate;

Questo lavoro ha impegnato i gruppi dei tavoli tematici nel periodo Gennaio – Maggio 2005 ed ha visto la presenza dei soggetti sottoelencati, suddivisi per tavolo tematico al quale hanno preso parte.

Tavolo tematico: Minori e Giovani
Esperti Tecnici (*) 13 - Esperti Grezzi (*) 16

Tavolo tematico: Anziani
Esperti Tecnici 4 - Esperti Grezzi 15

Tavolo tematico: Disabili
Esperti Tecnici 9 - Esperti Grezzi 18

Tavolo tematico: Adulti
Esperti Tecnici 10 - Esperti Grezzi 11

(*) la disposizione tra tecnici e grezzi è di Marchetto

Per finire si riportano in questo specchietto il metodo espositivo della programmazione seguito per ogni tavolo:”

  • I problemi, i bisogni, le criticità
  • Obiettivi che si vuole raggiungere
  • Azioni necessarie per il raggiungimento degli obiettivi
  • RISORSE: realtà che si rendono disponibili / istituzioni preposte

Osservazioni

1° - manca un “criterio ordinatore” = la disposizione della popolazione per fasce di età (di tutta la popolazione), e per ogni fascia di età i rischi e/o i problemi prioritari (i più gravi, i più frequenti e/o diffusi, i più prevenibili) sui quali costruire la mappizzazione partecipata (metodo dal quale si ha il maggior recupero, diffusione e condivisione delle conoscenze (le immagini) e competenze (i piani) diffuse tra “gli esperti tecnici e gli esperti grezzi”). Anche se nella parte riguardante “l’analisi del contesto territoriale” vi è una ottima descrizione del contesto analizzato.

2° - siamo di fronte “all’assiemaggio” (mi pare), di lavori in corso e progettati, molto ben fatti e bene esposti – il taglio è chiaro: da assistenti sociali, non so se siano in numero sufficiente alla bisogna però mi sembrano sufficientemente motivati, efficienti (almeno dal punto di vista dell’esposizione).

3° - nel Piano si parla del processo di partecipazione. Non essendoci stato non sono in grado di dare un giudizio di merito. Voglio unicamente dire che un processo di partecipazione deve vedere il recupero della esperienza e della competenza di ogni Esperto (sia Tecnico che Grezzo) se no siamo alla partecipazione passiva;

4° - la disposizione della popolazione per fasce di età non è solo una risposta metodologica utile per mettere a confronto la popolazione con i vari servizi dell’ente locale, ma obbedisce ad un criterio “culturale” che vuole il controllo della persona dal suo concepimento sino alla sua dipartita. Per cui per esempio, nella stesura del Piano, è del tutto assente una riflessione sui problemi della “età fertile” (dai 14 ai 45 anni) in termini di “danni alle cellule seminali” e di “gravidanze non desiderate” così come di “gravidanza-parto” in termini di aborti, danni al feto, mortalità perinatale e così via per una serie di altre fasce di età. È vero che vengono in parte recuperate attraverso i “tavoli tematici”, però il tutto subisce un evidente frastagliamento.

5° - La cosa, almeno per me, è alquanto preoccupante perché negli anni si è perso di vista da parte dell’ente locale “il criterio ordinatore” = la persona nella sua interezza che per comodità e utilità la si vedeva per fascia di età – assistiamo invece a vedere le persone dal punto di vista dei modi con i quali sono organizzati culturalmente e organizzativamente i servizi sociali i quali dovrebbero invece essere loro a modellarsi attorno ai problemi delle persone del territorio.

6° - e fin qui le cose non sono poi del tutto così negative – ma il buco nero è quello legato alla fascia di età lavorativa (dai 18 ai 65 anni) – in pratica manca il lavoro, mancano i lavoratori! Nel Piano vi è una interessante analisi delle attività produttive, della loro mutazione a partire dagli anni ’80, ecc. Manca del tutto una analisi per es. dei rischi da lavoro, dell’andamento dello stato di salute dei lavoratori. E sì che i dati ci sono: nelle imprese e nell’ASL! Buona invece la tabella della “distribuzione per fasce di reddito dei contribuenti” (anche se andrebbe aggiornata al 2008).

Manca in pratica quello che una volta si sarebbe detto il “taglio di classe” – domanda: perché manca? È colpa degli estensori dei piani? È colpa della presenza massiccia delle varie organizzazione del 3° settore o delle parrocchie, ecc. – nulla di tutto questo ovviamente – la colpa di questa delega totale ai tecnici (=assistenti sociali) è dei sindacati (basta vedere la presenza nel solo tavolo tematico degli anziani delegata per la CGIL al solo SPI!) una delega che rivela una subordinazione culturale per giunta. La cosa vale nello stesso identico modo per i partiti (quelli che hanno a riferimento i lavoratori) e forse per loro la cosa è aggravata dal fatto che nella zona presa in considerazione sono al governo degli Enti Locali!

7° - gli anziani – “la parte del leone” la fa il tavolo degli anziani, (vedi le buone tabelle sulle “Tipologie pensioni per sesso e per numero di beneficiari” e gli “Importi pensioni per fasce e per numero beneficiari”) si capisce dal fatto di dover gestire al meglio l’integrazione della Bindi/ter (sanità) con la Turco (assistenza). Però anche qui vi è la totale assenza di utilizzo della banca dati sulla mortalità dell’Arpa di Torino (vedi il lavoro di Geppo Costa) dalla quale si potrebbe utilmente avere degli elementi di confronto sui dati di mortalità, le cause, le professioni, ecc. e per esempio ciò che è accaduto l’estate del 2003 = in campo nazionale si sono contati dai 5 a 6 mila decessi in più degli altri anni! Se la prossima estate sarà come quella del 2003 continueremo a contare i morti?!

8° - non emerge nessun rapporto numerico tra le persone assistite e quante ne hanno diritto e non vengono assistite. Mi pare che la ragione sia la seguente: gli Enti Locali (sia di sinistra che di destra) funzionano tutti alla stessa maniera, come un supermercato. Se sai dov’è, ci vai, prendi, paghi e porti via, se no… ciccia! Ovvero gli Enti Locali danno assistenza solo a coloro i quali si rendono visibili. E gli “invisibili”?

9° - siamo di fronte, in pratica, ad una “officina di riparazioni”. Ora, non muovo nessuno scandalo rispetto alle riparazioni (ci mancherebbe), così come non mi scandalizza più di tanto il fatto che gli assistenti sociali o i medici nello stilare i piani abbiano pensato alle “riparazioni”: è la loro competenza! Però ciò non può esimere i sindacati e le forze di sinistra nel delineare una “situazione altra” fondata sulla prevenzione.

Le ipotesi di proposte

Puntare alla costruzione di un “Tabellone di territorio” che misura l’avvicinamento ad un “territorio liberato”:

sul lavoro - monitorare lo sviluppo o il declino di ogni territorio dal punto di vista delle attività produttive, delle chiusure, ristrutturazioni, della CIG, della mobilità, della precarietà, ecc.
· liberato prima di tutto dalle schifezze della recente L. 30, a partire dalla porzione di territorio occupato dagli Enti Locali e Pubblici (che in questi anni in proprio o attraverso le esternalizzazioni hanno provocato non poche delle schifezze esistenti) – i dati ci sono e sono del tutto accessibili per un ente locale o una ASL;
· liberato dai costi umani, sociali ed economici derivanti dai rischi per la salute nei luoghi di lavoro (es. le ASL hanno l’andamento degli infortuni – dai 4 giorni e oltre - per ogni azienda del loro territorio – nel solo 1994 alla Mirafiori il totale degli infortuni ho calcolato che faceva un totale di 3 miliardi e 61 milioni) – le ASL hanno montagne di valutazioni di rischio da cui si possono ricavare i rischi da lavoro prioritari nel territorio – le ASL insieme all’INAIL hanno poi tutte le malattie professionali del territorio di loro competenza (e in parte il numero e la tipologia delle visite periodiche di legge), ecc. – si può quindi individuare le priorità sulle quali fare controlli e prevenzione. Obiettivo: la costruzione di un “Tabellone Comunale di Rischio”;
- sugli anziani - andare alla individuazione del gruppo a maggior rischio: 1° richiedere le informazioni all’Arpa; 2° incrociare i dati dei ricoveri negli ospedali del territorio, degli anziani per: deficienze respiratorie, scompensi cardiaci, problemi vascolari derivanti da ipertensione (per restare alle estati torride) con le stesse patologie presenti nei pazienti dei medici di base dello stesso territorio = avremmo costruito il gruppo a maggiore rischio sul quale esercitare un controllo attento e improntare l’intervento mirato alla specifica condizione;
- sulla povertà: va promossa la costituzione di uno Spaccio Territoriale per dare una mano alla povera gente di sbarcare il lunario a fine mese;
- sulla sicurezza: va demistificato il problema con una accorta opera di informazione alla opinione pubblica per rendere esplicito il fenomeno della delinquenza in calo costante e la “sicurezza percepita”;
- sulla casa: una suddivisione tra proprietà, proprietà con mutuo, in cooperativa, in affitto: com’è la situazione e quanto costa?
· Eccetera…

Attenzione

È chiaro che questa proposta si situa in un contesto che è già in moto, quindi si deve obbligatoriamente scontare una certa difficoltà. A mio modo di vedere può essere accettata come una implementazione di “sistemi informativi” che poi in seguito potranno avere degli sviluppi di intervento programmato. L’implementazione non deve in nessun modo apparire come messa in discussione del lavoro fin qui svolto dai vari servizi. Sta di fatto però che il tutto ne verrebbe positivamente stravolto. Il risultato sarebbe l’ingresso della “politica” nei piani con un chiaro taglio di classe.

Proposta di lavoro

1. intanto va verificato se i compagni che fanno parte dei tavoli tematici sono stati convocati (dallo SPI o dalla CGIL o dai compagni delle varie formazioni della Sinistra) per fare un bilancio della attività da essi svolta nell’ambito dei tavoli;
2. va tentata una riunione per i compagni consiglieri comunali di Venaria per fare un bilancio della conoscenza del Piano, delle sue ricadute, dei problemi di attuazione, ecc.
3. nel lavoro che propongo al gruppo di compagni della Sinistra di Venaria, ovviamente vi è l’intenzione chiarissima da parte mia di “saccheggiare” positivamente il lavoro del Piano.
4. è evidente che il lavoro che propongo di fare nei fatti può diventare una sorta di “piattaforma sociale” che come interlocutori/controparti può avere la giunta di Venaria;

Per il sottoscritto è sufficientemente chiaro il salto culturale e metodologico di un impianto di questa natura: significa non delegare a nessuno e saper esserci non con le chiacchiere ma con le proprie esperienze e competenze, con il proprio saper fare – tanto per capirci, non è vero che gli anni ’70 furono gli anni “dei soli cortei e dei pestaggi dei capi” come più di qualcuno va ancora dicendo, basta andare a vedere cosa era l’allora “Progetto S. Donato” (per altro assunto in toto dall’ente locale) – in quegli anni i lavoratori e la classe operaia (almeno la parte più cosciente) sperimentarono in proprio il matrimonio più felice tra “esperienza e scienza”.

Per questo accanto alla proposta suddetta mi permetto di farne un’altra: quella che “se si vuole progettare il futuro, occorre pianificare il proprio passato” – cominciamo a farlo!

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