giovedì 12 agosto 2010

Integrazione, ribellione – Vendola può farcela!

Agosto 2010 – di Gianni Marchetto

Premessa

Caro Fausto,

ho letto sul Manifesto il tuo ultimo articolo sulla vicenda FIAT. Non ho problemi a dichiararmi d’accordo con le tue osservazioni, però… non mi accontento. Io ci tento.

Cosa è successo in questi ultimi decenni

  • La prendo un po’ alla larga: in questi anni assistiamo ad un poderoso avanzamento di tutte le scienze e delle tecnologie (tra queste quelle della comunicazione: vedi internet, il digitale, la TV, ecc.), ma accanto a queste non è avvenuta nella stessa misura una crescita della cultura delle persone in generale, né in particolar modo delle persone che sono il nostro target, anzi assistiamo ad un regressione culturale molto pericolosa;
  • per non dire della scoperta del “genoma umano” e la possibilità di modificarlo (a me la cosa spaventa un bel po’);
  • il ripiegarsi come spettatori passivi di una TV senza qualità, volgare, boriosa, ecc. quando il ripiegamento individuale per ore ed ore davanti ad un video a navigare su Internet, e tutto ciò in netto contrasto con la natura delle persone che sono essenzialmente degli “esseri sociali”, mi pare che la paura dilagante (dovuta anche per un numero ormai più che robusto di anziani, che sostanzialmente vivono sa soli), l’individualismo esasperato, ecc. siano il corollario di queste forme, quando non sfociano in comportamenti patologici. Pensiamo solo all’isolamento incredibile nelle quali lasciamo i nostri anziani e i nostri bimbi;
  • è il problema che angustia una parte delle forze politiche (essenzialmente di centrosinistra) che non trovano più (o non vogliono trovare!) i referenti che una volta avevano – al contrario tutto ciò è brodo di cultura per le forze di destra che navigano dentro a questa nuova realtà;

Integrazione - Ribellione

  • È mia profonda convinzione che il padronato prima mondiale, poi europeo, infine italiano abbia riportato la coscienza civile (anche tra i lavoratori) allo stato “primordiale”: o ti integri o ti ribelli. Di fronte ad un qualsiasi modello consolidato cosa ci si aspetta da un individuo: che si integri o che si ribelli, è questa una tesi affermata dalla psicologia sociale da molti anni in qua, prima negli USA poi in Europa.
  • Qual è stata la causa? Io la individuo in due fenomeni del nostro tempo: il 1° il fenomeno della mondializzazione, che mette alle corde tutti coloro che producono in una competizione sanguinosa (vedi la FIAT in quanto essere la multinazionale più grande del nostro paese esposta direttamente sul mercato con un prodotto maturo ed in eccesso) e 2° un nuovo ceto imprenditoriale (specie in Italia e in questi ultimi anni) di provenienza “popolare”. Il quale nel proprio processo di regressione ha tirato con sé anche una gran parte di lavoratori. Ricordo qui una affermazione di Gramsci: “la classe operaia porta con sé tutti i difetti della borghesia che la comanda”.

È finita la mediazione (sono morti i soggetti che la facevano: il PCI e la DC)

  • I due maggiori soggetti che facevano la mediazioni non ci sono più: il PCI e la DC.
  • Il PCI (ovvero i comunisti impegnati nel sindacato e in tutte le organizzazioni di massa) che mediava sempre tra i lavoratori più radicali (minoritari ma presenti e combattivi) e i lavoratori moderati (la maggioranza). Valga per tutte la stagione dell’unità sindacale negli anni ’70.
  • La DC che aveva persino nel suo DNA la mediazione, dovuta da un lato alla sua “dottrina” di riferimento: la dottrina della chiesa cattolica, molto lontana da quella della sinistra: collaborativa anche con il capitale, però molto attenta ai bisogni del singolo lavoratore al quale riconosceva il diritto di coalizione anche al suo interno (vedi per tutte le figure di Pastore, di Donat Cattin) delle organizzazioni cattoliche, del sindacato (la CISL, le ACLI, ecc.).
  • Ora a me pare che il numero dei lavoratori che votano Lega e Berlusconi non sia per niente diminuito (rispetto a quello che una volta votava DC), solo che (a me pare) sia cambiato il contesto in cui questo voto si esprime: è un voto singolo che viene dato alla Lega per rabbia, timore, per scaricare lì le proprie ansie, ecc. o per sublimazione nei confronti di Berlusconi che rappresenta il sogno da… avverarsi!
  • Si tratta a parer mio di rifiutare la logica del “o ti integri o ti ribelli”: sono le due facce di unica medaglia, alla fine non cambia nulla. Ma partire dalle prima forma di ribellione: l’indignazione per farla diventare collettiva e provvista di un piano di cambiamento validato. Direbbe De Gaulle: vasto programma!

La FIAT e Marchionne (e Valletta)

  • La differenza tra Valletta e Marchionne per me è abbastanza chiara.
  • Valletta aveva vinto (in quel suo tempo) perché aveva proposto (con le buone e le cattive) un progetto di miglioramento per i “suoi” lavoratori: la garanzia dell’occupazione (dovuta ad un ciclo espansivo e con il privilegio del mercato Italiano), il welfare aziendale, migliori condizioni salariali (sempre per i “suoi”), ecc. In cambio: “qui si fa come dico io, la politica fuori dai miei cancelli”.
  • Da notare in una epoca contraddistinta dall’ingresso in fabbrica di nuove tecnologie e nuovi modi di lavorare (per tutti la catena di montaggio), però a fronte di una intensificazione dello sfruttamento sulla prestazione di lavoro aveva pure previsto e attuato forme di pagamento incentivanti: in omaggio al taylorismo che vuole sì un individuo che non pensa, però incentivato. Tra le tariffe di cottimo, il premio di produzione di stabilimento, le paghe di posto, il disagio linea, ecc. eravamo a cifre abbastanza robuste in busta paga (se non ricordo male ca. il 15-20% del totale);
  • Marchionne usa a mani basse la crisi del suo prodotto (l’auto) per ricattare e torchiare 1° i lavoratori e 2° per introdurre nel panorama italiano (per primo in Europa?) una regressione che va oltre il conosciuto e il pensato. E lo fa in cambio di niente. È inutile che mi si dica che in cambio lui offre il lavoro, l’occupazione. Lui non è in grado di garantire tutto ciò a partire dal fatto che lui produce un oggetto che fa a pugni ormai con la divisione del lavoro a livello internazionale che proprio lui (e altri come lui) ha incentivato in tutti questi anni. Chi era a dover tentare un’altra via nella produzione di mezzi di mobilità sia a livello collettivo che a livello individuale? Chi se non lui. E chi se non lui in un contesto come quello italiano fatto di città che risalgono al Medio Evo quando nelle stesse città passavano i cavalli e i carretti. Ha ragione Guido Viale quando afferma l’esigenza di una uscita da questo modello di produzione e di mobilità.
  • Per non dire l’esatto contrario di quello che fece il Valletta a livello di fabbrica, per Marchionne: 1° i 18 turni di lavoro con il lavoro notturno. Ricordo che gli umani sono dei bipedi diurni che durante il sonno hanno ben 9 parametri fisiologici che diminuiscono, per permettere il recupero della attività svolta durante il giorno – si chiamano i cicli circadiani. Devo dire però che questa del lavoro notturno è una pecca che risale ai decenni precedenti, frutto di una crassa ignoranza dei sindacalisti del modo come funziona “l’omino”: il nostro referente! – 2° una intensificazione dello sfruttamento (con l’introduzione del WCM - Ergo UAS) pari all’11%, da 133 di rendimento a 144 = aumento della velocità di esecuzione – 3° una diminuzione drastica delle “porosità delle mansioni”, in omaggio al detto giapponese: “il tojotismo è un modello che strizza l’acqua da un asciugamano asciutto”! – 4° una diminuzione della pause contrattate (da 40 a 30 minuti), la pausa mensa messa a fine turno (!). Eccetera. Per non dire il ruolo riservato ai sindacati: gendarmi dell’azienda nei confronti dei lavoratori.
  • Alla fine della fiera uno si aspettava.. del grano in più! E invece ce ne di meno (specie per i nuovi assunti). Alla faccia di Taylor e delle sue teorie: i lavoratori se si vuole che producano di più e meglio vanno incentivati!

Quali comportamenti tra i lavoratori

  • Adesso la frittata è fatta: Marchionne ha voluto un referendum ed è andata come è andata. Si tratta di tentare di capire cosa può accadere nei comportamenti degli oltre 6mila lavoratori che saranno impegnati nella produzione della Panda a Pomigliano. Intanto a me viene il dubbio che il prodotto Panda sia quello giusto. Alfredo Recanatesi su “Eguaglianza e Libertà” dice così che la Panda è un prodotto che ci porterà nuove disgrazie, in quanto essere una new-entry, ergo con scarso valore aggiunto, esposto alla competizione (essenzialmente di prezzi) dei prodotti dei paesi in via di sviluppo, ecc.. io la penso come lui. Sarebbe stato meglio pensare a produzioni con un po’ di valore, con un più di “grasso da spartire”, ecc.
  • E vediamo i comportamenti: una parte, minoritaria, è prevedibile un comportamento di gratitudine, dovuta a fatti soggettivi: il carico familiare, e quindi il reddito, ecc., (si tirerà un sospiro di sollievo), accanto ad un comportamento servile (in FIAT la quota è sempre stata molto robusta);
  • una parte, minoritaria anch’essa, con un comportamento ostile;
  • la maggioranza dei lavoratori è ipotizzabile un comportamento dettato dal bisogno: o mangi questa minestra o quella è la finestra. Quindi un comportamento intriso di rassegnazione e fatalismo; ripeto è con la rassegnazione e il fatalismo (quando con il servilismo) che si intende portare avanti il progetto della “Fabbrica made in Italy”? Marchionne, auguri…
  • e per quelle decine e decine di lavoratori (ci sono sempre in qualsiasi contesto e situazione) che sono portatori di indubbie doti di intraprendenza, di intelligenza, ecc. quale sarà il loro comportamento? È facile immaginare che tutta la loro intraprendenza, intelligenza seguirà inevitabilmente l’obiettivo di ritagliarsi nelle condizioni date, nuovi (anche se limitati) spazi di libertà individuale (magari pure imitabili da altri lavoratori): tutto in culo alla produzione, questo nuovo totem del tojotismo in salsa napoletana!
  • realizzando così il contrario del tojotismo che al di là degli aspetti più negativi (di cui qui non ne parlo, ma che derivano tutti dal particolare contesto giapponese), rimane però una esperienza di vera e propria integrazione abbastanza cosciente dei comportamenti dei lavoratori, un modello che parte dal riconoscimento della intelligenza e della esperienza dei lavoratori, ecc.
  • se la fabbrica è sempre un luogo di formazione dei comportamenti individuali (una scuola), che pessimi maestri ha…
  • meno male che una organizzazione sindacale ha tenuto botta: la FIOM. Proviamo solo a pensare per un attimo, cosa avrebbe potuto accadere se tutti i sindacati (compresa la FIOM) avessero dato il loro consenso al programma di Marchionne. Non oso pensarlo, la solitudine più assoluta in quei comportamenti e la sfiducia totale nella possibilità di difendersi. E non vado oltre…

Il lievito e la merda

  • L’elemento più dannoso per l’attuale sinistra (e anche per i sindacati) è dato da tutti coloro che amano continuamente il “mettere il lievito sulla merda”. Così Pugno una volta (era il 1970) mi aveva interrotto durante una delle mie solite tirate su come stavano male i lavoratori: “co’ ti Marchett” e proseguì tutto in torinese, “anche tu Marchetto ti diverti a mettere il lievito sulla merda, quasi che i “ruscun” abbiano bisogno di sentire da te quanto male stanno loro… ma va a caghè”. Aveva ragione lui. E continuò dicendo: “caso mai devi riportare loro le esperienze positive che nel tuo lavoro di sindacalista qua e là incontri: guardate che dappertutto non è così, io so di aziende dove i lavoratori organizzati hanno saputo portare a casa…”;
  • Domanda: a quando un archivio delle aziende che non sono toccate dalla crisi (o che ne sono poco toccate), dove il padrone fa profitti senza però cavare il collo ai lavoratori?

Vendola

  • Alle questioni di fabbrica non credo proprio che Vendola possa darci una mano: non se ne intende. A me pare che occorra che una intera generazione (quella del sindacato dei consigli, ormai fuori dal processo produttivo per le ovvie ragioni di età) abbia la possibilità di trasmettere la sua esperienza e le sue competenze perché possano essere usate al meglio dagli attuali lavoratori. È un lavoro gigantesco che però qualcuno occorre si presti a fare (io penso alla FIOM) se non si vuole replicare il nostro passato più remoto: la sola ribellione che nell’’immediato può avere come controparti… noi, è già successo!
  • Per il rimanente io penso che Vendola (almeno il suo “racconto”) sia quello che serve all’attuale nostro mondo. È un racconto il suo che a me personalmente non convince del tutto, però lo trovo adeguato ai tempi. Tempi che dicono da parte dell’egemonia del nostro avversario, del cinismo e della pochezza di visione dell’individuo, tutto traguardato al denaro, al successo sul quale scaricare tutta la competitività possibile, in culo a tutti, ecc. ed è un racconto che convince quando si approccia alle questioni della vita, del rapporto con gli altri, del rapporto con la natura, l’ambiente, ecc.
  • Può farcela – auguri e diamoli una mano.

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